Nel contesto della psicologia dello sport, la capacità dell’atleta di adattarsi a situazioni nuove, di gestire la frustrazione e di modulare il controllo sulle variabili di prestazione rappresenta un elemento centrale per il miglioramento della performance. L’esperienza qui descritta si è svolta in palestra e ha coinvolto un atleta, chiamato a confrontarsi con due situazioni sperimentali differenti, caratterizzate dall’alternanza dei ruoli di conduttore e condotto.
Nella prima fase dell’esperienza, l’atleta ha assunto il ruolo di conduttore, con il compito di spiegare a una collaboratrice come eseguire correttamente il gesto tecnico del tiro a canestro. L’obiettivo non era esclusivamente tecnico, ma mirava a osservare e stimolare competenze comunicative, assertive e di leadership. Durante l’attività, all’atleta è stato richiesto di mantenere un linguaggio assertivo e motivante, nonostante la collaboratrice avesse l’indicazione di manifestare frustrazione e di eseguire tiri volutamente imprecisi (palla storta, fuori bersaglio), simulando una situazione di difficoltà e insuccesso.
Nella seconda parte dell’esperienza, i ruoli sono stati invertiti. L’atleta si è trovato nella posizione di essere condotto dalla collaboratrice in una prova di danza, disciplina per lui totalmente sconosciuta. In un tempo limitato di circa 20 minuti, doveva apprendere i passi di una coreografia. Questa situazione ha rappresentato per il ragazzo un contesto fuori dai propri schemi abituali, generando emozioni contrastanti: da un lato spensieratezza e curiosità, dall’altro vergogna e disagio legati alla perdita di competenza percepita. L’esperienza ha permesso di sperimentare cosa significhi non avere il controllo di tutte le variabili, favorendo una maggiore consapevolezza emotiva e corporea.
È emerso come, anche in situazioni di non conoscenza, la rinuncia al controllo totale possa risultare funzionale.
L’esperienza descritta mette in luce diversi aspetti rilevanti per la psicologia dello sport. In primo luogo, emerge l’importanza della fiducia come variabile psicologica determinante nella relazione atleta–contesto e atleta–altro. In secondo luogo, il passaggio dal ruolo di esperto a quello di principiante ha consentito all’atleta di sperimentare la flessibilità psicologica, intesa come capacità di adattarsi a situazioni nuove e potenzialmente destabilizzanti. L’accettazione della perdita di controllo e l’apertura a stati emotivi come la spensieratezza rappresentano risorse utili anche nella prestazione sportiva, soprattutto nei momenti di elevata pressione. Infine, l’esperienza evidenzia come il lavoro psicologico in ambito sportivo possa beneficiare di situazioni esperienziali non convenzionali, capaci di ampliare la consapevolezza emotiva, migliorare le competenze comunicative e favorire una crescita personale e atletica.
Team Ethica